Qualche curiosità sul miele

Per mettere insieme un kg. di miele le api devono visitare la bellezza di due milioni di fiori. Suggendone, all'interno delle corolle, il loro mistero cioè il nettare. Secondo il tipo di fiore e di nettare, il miele elaborato da certe ghiandole che le api hanno vicino alla testa, appare biondo, azzurro, brunito, o nerastro.

Secondo la località ove le api lavorano incessantemente, il miele è particolare: vi sono cioè mieli D.O.C. come i vini; di prato, di bosco, di montagna, di brughiera.

Nutrirsi di miele è come alimentarsi di fiori, ma il miele è soprattutto un alimento prezioso per la salute.

Vediamone la carta d'identità biochimica: suggendone i vari tipi di nettare, le api ottengono per trasformazione nel loro apposito apparato ghiandolare zuccheri semplici: LEVULOSIO, DESTROSIO, SACCAROSIO, in ordine quantitativamente decrescente. Inoltre MANNITE, sostanza blandamente lassativa. PROTEINE, cioè sostanze plastiche per eccellenza. RESINE e sostanze gommose. MINERALI: calcio, ferro, fosforo, magnesio, silicio, potassio. Persino un antibiotico chiamato INIBINA.

Una cucchiaiata di buon miele, non sofisticato con additivi, assicura all'organismo all'incirca 200 calorie. Il che significa che 4 o 5 cucchiai danno lo stesso apporto calorico di un litro di latte o di una grossa bistecca.

Lo "Sport College of Canada" considera il miele il miglior prodotto energetico per lo sportivo attivo: due cucchiai di miele prima della gara migliorano le performance dell'atleta. Il miele insomma, come antifatica muscolare.

Il direttore dell'istituto di Maternitò del New Jersey impiega correntemente latte con il miele nelle razioni alimentari destinate ai bambini.

Ma esistono anche precise indicazioni medicamentose del miele: nelle gastriti vario tipo protegge la mucosa dello stomaco; nelle affezioni respiratorie, agisce da fluidificante dei catarri, da espettorare, da calmante della tosse. Esiste anche un uso topico del miele, proposto da Gubin: su piaghe e ferite infette in quanto, antibatterico. In ospedali sovietici, durante la guerra, il miele era impiegato correntemente per uso topico sulle ferite.

Gli inglesi ricorrono al miele in ginecologia, con medicazioni post-partum. Nella cosmesi, il miele possiede effetto eutrofizzante, sull'epidermide (maschera di miele).

Per via iniettiva il miele, accuratamente depurato, serve assai bene nelle seguenti malattie: epatopatie croniche (la cellula epatica è assai ghiotta di sostanze zuccherine), malattie cardiache degenerative e quindi anche arteriosclerosi (il miele sferza, come una benzina ad elevato numero d'ottani, il muscolo cardiaco).

La soluzione di miele ha anche un effetto battericida, e conseguentemente disinfettante.

Poichè parliamo di miele, e della sua mamma, che è l'ape, ricordiamo che l'insetto è impiegato anche nella cura dei reumatismi. Non il miele, ripetiamo, ma il pungiglione dell'ape. Esiste insomma L'APIPUNTURA. Uno specialista di New York e un apicoltore di Trento afferrano 4 api in buona salute, con una pinzetta che trattiene l'ala, e le depongono graziosamente sui glutei.

Le api non tardano ad estrarre il pungiglione e a praticare un'iniezione "blitz" somministrando al paziente il veleno prodotto da certe altre loro ghiandole. Orbene, sembra che dopo tre sedute d'apipuntura intervallate in n giorni forme reumatiche degenerative possono in qualche caso regredire. Ciò perchè il veleno dell'ape indurrebbe fenomeni immunologi attivi nell'organismo. La considerazione degli apipuntori è nata dal fatto che chi alleva api, ed è punto spesso dagli insetti, raramente presenta forme di reumatismo degenerativo.

Roberto Morgante
Da Corriere della Sera del 25/4/1978